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Adesso parliamo di bellezza

La definizione degli standard di bellezza dettati dall’industria della moda e della cosmetica è una questione che provoca contraddizioni e polemiche da diversi anni.

Oggi la tendenza è di comunicare un concetto di bellezza più inclusivo, più reale, più concreto.

Ma il vero problema è che non basta ridefinire il concetto di bello, perché la parola “standard” in sé, per quanto ampio sia, include comunque un modello più alto a cui aspirare, quindi la vera soluzione è abbatterlo del tutto; sradicare l’idea delle omologazioni e iniziare a pensare fuori dagli schemi.

Come farlo?

Il primo passo sicuramente è amarsi, amare il proprio corpo in quanto tale, cioè unico e solo nostro.
Il secondo passo è fermarsi e fare un esame di coscienza: non c’è niente di male nel voler cambiare delle parti di sé stessi che ci fanno sentire a disagio, ma prima di farlo bisogna sempre chiedersi per chi lo si sta facendo. Soddisfare una propria esigenza, eliminare un difetto o intervenire sul nostro corpo per essere ciò che si sente di essere è legittimo: nessuno è obbligato a vivere in un corpo in cui non si riconosce o che lo mette a disagio.

Il problema nasce, al contrario, se la scelta di cambiare e cambiarsi nasce dall’esigenza di corrispondere ad uno standard sociale. E a quel punto che occorre fermarsi a pensare se ne vale davvero la pena: modificare sé stessi per un qualcosa di etereo, che è soggetto a continui cambiamenti può creare un circolo vizioso di insicurezza e disagio. Lo standard di bellezza sembra essere una chimera irraggiungibile finalizzato al marketing.

Passiamo la vita a nasconderci, a fingere di essere qualcosa che effettivamente non siamo per essere “accettati”, ma a che scopo?
Nessuno sa dare un’univoca definizione di bellezza, perché non esiste, la bellezza è soggettiva, è unica, non ha età, genere, sesso, forma…
Quindi perché passare la vita a nascondersi, quando potremmo essere liberi di essere chi siamo, di esprimerci senza paura in tutta la nostra unica essenza?

Non ha senso combattere contro noi stessi, con la nostra natura, non siamo fatti per la perfezione.
Gli sbagli, la nostra esperienza, i nostri difetti che poi non sono altro che dettagli della nostra unicità sono la nostra vera forza.Serve trovare il coraggio di essere vulnerabili in un mondo come il nostro, in cui ci mettiamo costantemente in vetrina.Un altro termine che è molto in voga nel 2021 è “normalizzare” riferendosi a particolarità fisiche, di solito chiamate “imperfezioni”, come l’acne, i peli, le smagliature, le occhiaie…
Non esiste individuo che non abbia avuto un brufolo o a cui non abbia avuto peli superflui (poi chi lo dice che sono superflui?).

Cosa stiamo normalizzando quindi? La natura umana?
Forse non vogliamo essere “normalizzati”, forse vogliamo sentirci liberi più che normali, con tutto quello che comporta la libertà.
Vorrei guardare il mio riflesso e ringraziarlo, perché ai nostri corpi ne facciamo sempre passare tante, li condanniamo per essere diversi, quando dovremmo celebrarli per la loro unicità forti.

giorgia.notari2002@gmail.com

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